Misterioso, magnetico, attraente sono questi solo alcuni degli aggettivi con cui può essere definito lo sguardo del gatto. Sicuramente la conformazione degli occhi ha un ruolo importante in tutto ciò: le pupille che da piccole fessure si aprono fino a nascondere l’iride, la dimensione relativamente grande rispetto al muso, la capacità di vedere ciò che a molti sfugge, ma quello che incuriosisce maggiormente è lo sguardo che a volte pare perdersi nel vuoto, come se il nostro amico gatto fosse immerso in chissà quali pensieri, o come se vedesse qualcosa che al nostro occhio sfugge. In realtà c’è poco di mistico o romantico (a voi la scelta) nello sguardo perso nel vuoto del gatto, la spiegazione è molto più semplice.
In quegli istanti il gatto ha visto effettivamente qualcosa, qualcosa (o qualcuno) che noi non abbiamo notato ma che esiste, e allora lui è lì con lo sguardo fisso in un punto ove noi non vediamo nulla ed aspetta che passi per poi balzarvi sopra. E’ una sua tecnica di caccia: il gatto nota qualcosa, una preda, e pone lo sguardo fisso non nel punto dove c’è la “vittima”, ma fissa la zona in cui lui prevede che, scappando, percorra. In questo modo appena la preda entra nel suo campo visivo il gatto è pronto a passare all’azione!
Anche se abbiamo sfatato un mito, lo sguardo del gatto resterà sempre pieno di un fascino particolare, tanto da essere considerato "il capolavoro della natura", come a Leonardo da Vinci piaceva definirlo.

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