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“Punture di medusa”: cosa fare e cosa non fare

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Nel magnifico scenario estivo in cui mare, sole e vacanze sono i protagonisti, nell’ombra e sempre pronte ad entrare in scena ci sono le meduse. Affascinanti nel loro movimento sinuoso, lo sono un po’ meno quando sfiorandoci lasciano sulla nostra pelle il ricordo del loro passaggio. Quelle che impropriamente vengono definite “punture di medusa” in realtà è solo il contatto dei tentacoli della medusa con la nostra pelle, quando ciò avviene la medusa rilascia un mix di tre proteine urticanti, neurotossiche e paralizzanti. In poche parole è come se si verificasse un’ustione ed i primi sintomi sono un forte prurito e bruciore.

Cosa fare

La prima cosa da fare quando si viene a contatto con una medusa, è quello di mantenere la calma ed uscire subito dall’acqua. E’ importante non agitarsi perché l’adrenalina prodotta dal nostro corpo favorirebbe la circolazione delle tossine rilasciate dalla medusa. Una volta fuori dall’acqua controllate bene che non vi siano residui di medusa sulla pelle e nel caso sciacquate con acqua di mare, mai con acqua dolce poiché aumenterebbe i sintomi, mentre l’acqua salata allevierà il bruciore e l’irritazione.

Ottimi risultati sembra avere l’aceto bianco. In esso è infatti contenuto l’acido acetico che ha un’azione inibitoria sulle tossine e placa la sensazione di bruciore. Buoni risultati si hanno anche utilizzando un gel astringente al cloruro di alluminio che blocca il diffondersi del veleno e allevia dolore e prurito.

Dopo aver trattato la parte interessata dalle “punture di medusa” è bene coprire la zona con una garza così che non vi sia il contatto con i raggi del sole che lascerebbero sulla pelle antiestetiche macchie. La parte deve restare coperta per tutta la durata del trattamento e finché l’irritazione non è risolta.

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E’ bene inoltre recarsi al Pronto Soccorso per un parere medico, non dimentichiamo infatti che in alcuni casi le “punture di medusa” possono provocare episodi di shock anafilattico.

Cosa non fare

E’ sconsigliato invece il vecchio rimedio della nonna, ossia l’urina sulla parte interessata. Erroneamente si pensa infatti che essa contenendo parti di ammoniaca possa giovare alle “punture di medusa”, ma così non è, studi medici hanno dimostrato che non vi sia alcun giovamento eseguendo questa pratica.

Altra cosa da evitare è quella di appoggiare sulla zona colpita sabbia sassi caldi pensando che il calore possa bloccare il circolo delle tossine, ma per avere qualche risultato occorrerebbero raggiungere i 40 – 50 gradi, cosa alquanto improbabile e sconsigliata.

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